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Sono Stato un Hippy
Sergio Bissoli ci ha inviato questo suo ricordo. Grazie

Ricordate gli hippy ?
Quelli di voi che hanno le tempie grigie ricorderanno sicuramente quei giovani con i capelli lunghi che andavano per le strade negli anni '60. Avevano i capelli lunghi, indossavano un paio di jeans, una camicia a fiori e suonavano la chitarra.
Al petto avevano una collana con un medaglione dove c'era scritto: <Facciamo l'amore non la guerra >.
E andavano vestiti sempre allo stesso modo in tutte le stagioni. Suonavano la chitarra oppure costruivano spille, braccialetti e collane intrecciando il filo di ottone. Simboli fatui dei loro sogni crollati.
Sì, gli hippy sono scomparsi ma non hanno perso perché in fondo loro non volevano vincere. I loro inni erano: "Uno in più" di Riki Maiocchi che dice: <Una voce sta cantando, ma son pochi ad ascoltare. Altre voci piano piano, stan crescendo da lontano. Se quel canto vuoi seguire, puoi cantare. E così tu sarai uno in più con noi. Lungo strade sco-nosciute siamo in tanti a camminare con le lacrime negli occhi, con il sole dentro al cuore...>
E la canzone intitolata Hippy di Fausto Leali dice:
<Un castello di storia che non serve più, il passato e morto e nasci tu...>
Dove sono finiti tutti gli hippy che incontravamo 30 anni fa nelle nostre città ? Sono
scomparsi tutti ? Sono finiti come un fenomeno anomalo e inutile? Che fine hanno fatto i
loro ideali di pace e bellezza ? Sono stati stritolati dalla ruota degli interessi e della
corsa al denaro ?
Gli hippy sono sempre esistiti ed esisteranno sempre. Nel corso della storia si sono chiamati con nomi diversi. Nel medioevo si chiamavano Goliardi, in Spagna Picari. Nella Francia del 1800 si chiamavano Bohemien e vivevano nelle soffitte di Parigi scrivendo e dipingendo. Negli anni '60 si chiamavano Hippy. Tanti nomi per un identico bisogno di libertà.
Come si chiameranno nell'anno 2.100 ? Il loro nome futuro non lo sappiano. Sappiamo però che gli hippy non sono morti ed esisteranno sempre. Perché il bisogno di libertà fa parte del patrimonio genetico dell'Umanità.
Cari, fantasiosi, sognatori hippy che avete portato una luminosità breve ed effimera in questa nostra grigia società. Una luce colorata ed effimera come i fiori di carta che avete preso per emblema. Una luce effimera come il tempo, come l'amore, come la vita...
Credo che gli hippy ci hanno insegnato qualcosa. Il
loro messaggio di amore e pace non è andato sciupato. Esso dorme, in attesa di
risvegliarsi, dentro il cuore di ciascuno di noi.
Ritorna Anni 60 - Qui i Vostri Ricordi