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Simona staff maialino.it

Vita Da Fan  -  Gli Anni 70 e 80
 
Piccoli Fans Sono Cresciuti

Negli scorsi appuntamenti vi ho parlato della vita dei fans, della loro stravaganza, della loro follia, dei sacrifici, oggi, nell’ultimo venerdì che il maialino dedica alla vita dei fans, vi parlo di me. (la tipetta della foto qui sopra sono io)

joe cocker
Ho ancora chiari ricordi legati alla mia infanzia da fan.
Mio papà ogni tanto mi dice che quando ero piccola mi metteva le cuffie del giradischi e mi faceva ascoltare Elvis i Deep Purple i Beatles e quel fuori di testa di Joe Cocker a tutto volume ma non so se sia vero perché l’episodio in questione dovrebbe risalire a quando ero piccola piccolissima e quindi non riesco a ricordare… potrebbe benissimo essere una fantasiosa invenzione della mente colorita di mio papà…

La mia memoria si fa più attendibile quando arriviamo negli anni delle elementari.

Un giorno stavamo andando in campagna, uscivamo dal parcheggio sotto casa io, mia sorella, mia mamma e mio papà. Dall’autoradio, probabilmente una di quelle mattonelle pesantissime che gli uomini e le donne dell’epoca portavano sotto il braccio e che mio papà si è fatto rubare svariate volte, usciva la musica di una cassetta dei Beatles e ricordo benissimo che mio papà disse una frase che mi colpì molto:
"Questa è una canzone di 20 anni fa" o "Sono passati 20 anni", una cosa del genere, insomma il concetto era che quella era musica che ormai aveva 20 anni ma che di sicuro non aveva perso la sua magia.

Io ero piccola ma avevo già un cervellino non indifferente…rimasi molto affascinata da quella frase…In quegli anni, gli ultimi delle elementari per intenderci, ho ascoltato praticamente solo Beatles. Le voci di Paul e John uscivano da un orribile mangiacassette (si diceva così?) che ancora ricordo e che vorrei tanto aver conservato ed io sognavo cose assurde tipo che Paul abitava nel palazzo di fronte…

Poi è arrivata uno "stereo" più pettinato: radio e cassetta insieme! Non potevo crederci, quel giorno ho scoperto la gioia di registrare le canzoni dalla radio e ho anche scoperto la gioia e il vizio di cambiare continuamente stazione (vizio che non ho più perso).

L’accesso alle varie emittenti radiofoniche mi ha fatto conoscere moltissimi altri cantanti: passavo con grande disinvoltura da Miguel Bosè a Rod Stewart e da Sammy Barbot a "Invisible touch" dei Genesis che ho scoperto un’estate di tantissimi anni fa durante alcuni giorni di malattia (passavo tutto il pomeriggio a letto con la radio sulle gambe "scanalando" tra una stazione e l’altra).

Dopo la scoperta delle radio sono arrivate le settimane bianche con la scuola che mi hanno fatto esplorare i mondi musicali delle mie piccole coetanee.
In particolare ricordo le mie compagne di stanza Giulia e Francesca e le loro cassette, (ero molto affascinata dal fatto che Giulia avesse delle cassette miste)

Whitney Houston, Samantha Fox, Gli Europe, Nick Kamen…e poi Michael Jackson, una vera passione, una malattia che mia sorella mi ha trasmesso quando avevo più o meno 13 anni, e poi ancora il mio primo concerto (Michael Jackson allo stadio comunale di Torino), Madonna e la cassetta di Like a Virgin, il periodo tamarro della musica da discoteca ecc…fino ad arrivare ad oggi.

Ora che sono passati 20 anni da quel primo contatto con il mangiacassette la mia passione per la musica non è cambiata, ho ascoltato davvero di tutto senza pormi limiti, coltivando il mio essere fan di ciò che mi emoziona, mi diverte, mi fa ballare e cantare e per questo devo ringraziare tutti quelli che mi hanno fatto AMARE LA MUSICA ...e mio padre per primo.

Simona staff maialino.it


Michael Jackson Fan fuori…di testa

Ci sono tanti modi di essere fan, il peggiore di tutti è questo: ricorrere ad interventi chirurgici per assomigliare al proprio idolo.

Il cantante che ha fatto più danni in questo senso, ovviamente senza volerlo, è Michael Jackson, forse perché nel panorama musicale è stato il personaggio più eccentrico, quello dall’aspetto fisico e dall’abbigliamento più originali.

Ma dal vestirsi come lui al voler avere il suo stesso viso ce ne passa…

Yuri Ukmar è uno di quelli che, mannaggia a lui, dice di essere il suo sosia italiano e a me sembra proprio che quella strana faccia sia passata sotto i ferri anche se nel suo sito ufficiale non si dice niente a proposito. (www.yuriukmar.it)

Ma c’è anche chi ammette di esser passato dal chirurgo: uno di questi è ancora una volta un ragazzo italiano, di cui però non ricordo il nome, che ora si è pentito, ma il pentimento non basta perché adesso sarà costretto ad andare in giro con la faccia di un altro per tutta la vita. Questo ragazzo si è esibito per qualche anno in giro per il mondo come sosia di Michael e poi, con il viso ormai rovinato, si è presentato in alcune trasmissioni tv trattato come un fenomeno da baraccone, per raccontare la sua triste storia. Io stessa l’ho visto qualche tempo fa, forse ospite da Vespa (aiuto!), che diceva di essersi praticamente rovinato la vita e i rapporti con gli altri.

Ma non è finita qui: un 30enne belga, Emmanuel De Reyghere, si è sottoposto a 9 interventi per diventare come Michael. Emmanuel, al contario del ragazzo italiano, ha dichiarato di essere felice e soprattutto di essere padrone di spendere i suoi soldi come vuole!

Hello Kitty
Un’altra sconvolgente notizia arriva invece dal Giappone: l’anno scorso girava la voce che alcune ragazzine amanti di Hello Kitty (tenero gattino, come potete vedere nella foto) siano state rapite dalla mostruosa moda di farsi togliere chirurgicamente le labbra per assomigliare all’ignaro e dolce gattino che praticamente non ha la bocca…ma è un disegnooooo!!!! AAAHHH!!!!!!

Senza parole.

 


quanto mi costi?

EUROFAN RIBELLATEVI! Non è possibile spendere così tanti eurini per andare ad un concerto! Per me è diventato indispensabile fare una severa selezione degli spettacoli da vedere e dei cd da comprare perché se volessi comprare tutta la musica che mi piace o andare a tutti i concerti che mi interessano non mi basterebbe uno stipendio.

Lasciando da parte la polemica sul prezzo dei cd vorrei soffermarmi su quello della musica live.
Facciamo qualche rapido calcolo:

biglietto beatles milano
Costo medio (o forse dovrei dire minimo) di un biglietto - € 20,00

Costo medio di una maglietta ricordo (quella non ufficiale) - € 15,00

Costo medio di una maglietta ricordo (quella ufficiale) - € 30,00

Costo medio di un panino - € 3,50

Aggiungiamo poi un bibita, un poster, un pacchetto di patatine ecc… e arriviamo tranquillamente a € 50,00 e anche di più!

 

Se non credete che sia possibile far pagare un panino € 3,50 farete ancora più fatica a credere che ci sia qualcuno che se lo voglia comprare. Eccomi qua: io settimana scorsa, al concerto dei Massive Attack al Forum di Assago, ho mangiato un panino da € 3,50.

Era farcito con un bracciale di Cartier? No, era un panino normale: dalle fette di pane spuntavano due timide fettine di prosciutto crudo che mi guardavano tristi. Ma vi dirò di più: non sono stata l’unica disgraziata ad aver pagato una cifra simile per un tozzo di pane… alla cassa del bar c’era una fila che non finiva più ma d’altra parte era l’ora di cena e quindi uno avrebbe speso qualsiasi cifra per riempire lo stomaco.

Era meglio una mangiata di unghie.

Non ho ancora smesso di pensare a quelle 7 mila lire che ho speso per un dannato panino e non smetterò mai di pensare a tutti i concerti a cui ho rinunciato per l’eccessivo costo del biglietto. Certo, non si trattava di concerti vitali (per quelli spendo qualsiasi cifra) ma comunque di cantanti che mi piace ascoltare e che magari avrei voluto vedere dal vivo.

Troppe volte mi sono trovata in un negozio di dischi davanti alla lista dei concerti e poi, sconvolta dal prezzo di un concerto, me ne sono andata sconsolata…

Vorrei tornare indietro nel tempo e vedermi i Beatles al Vigorelli spendendo solo 750 lire, oppure tornare a settimana scorsa, prendermi un giorno di ferie, e vedermi Paul McCartney gratis ai Fori Imperiali!

Noi fans non vogliamo andare sempre a babbo morto, chiediamo solo un po’ di pietà! Basterebbe scendere di qualche eurino sul prezzo dei concerti!

Per concludere, ecco una piacevole notizia: domenica 25 maggio in Piazza Duomo a Milano ci sarà un concerto gratis con i Simply Red, Macy Gray, i Velvet, Le Vibrazioni ecc… che bellezza, un concerto che ti fa spendere solo un sacco di energia e di voce!!

I Beatles a Milano... era il 1965


Fan contro fan


Beatles o Rolling Stones? Mare o montagna? Duran Duran o Spandau Ballet? Blockbuster o cinema? Panettone o pandoro? Pokemon o Digimon?

I fans di solito si dividono in gruppi. Sono soliti muoversi in branco per attaccare, se necessario, gli altri gruppi di fans.

Questa però è una peculiarità dei fans più giovani che trovano più facile socializzare con chi appartiene allo stesso gruppo: fans di Avril con fans di Avril, fans del Signore degli Anelli con fans del Signore degli Anelli, pettinati con pettinati, tamarri con tamarri.


I giovani sono poi più allenati nella lotta con i gruppi avversari: si sfottono sui forum, nei programmi televisivi e ai concerti: due anni fa l’esibizione dei Lùnapop all’MTV Day fece scatenare i fans di tutti gli altri gruppi contro il povero Cesare Cremonini.

Le lotte tra fans spesso compromettono anche le storie d’amore: "Vieni con me al concerto degli Spandau?" "Ma cosa ti dice a te il melone, noi siamo Duraniane!" (scena straziante tratta da "Sposerò Simon Le Bon – confessioni di una sedicenne innamorata persa dei Duran Duran" in cui un pover’uomo cerca di combinare un appuntamento con una fan dei Duran Duran).

Queste lotte tra fans però non riguardano solo noi mortali ma anche i vipssssss.

Ricordiamo poi Madonna che, con l’uscita di "Music", ha ostentato una serie di magliette, firmate Dolce & Gabbana, che portavano la scritta "Britney Spears" o "Kylie Minogue" (in entrambi i casi non si è ben capito se si trattasse di una presa in giro o una dimostrazione di affetto). Pensate un po’…i fans di Christina Aguilera saranno impazziti di invidia!

Ed ecco che si scatena la lotta tra fans!

All’interno dei gruppi di fans ci possono anche essere dei sottogruppi come succede nel caso di alcune trasmissioni televisive come le soap opere, le sit-com o i reality-show come "Grande Fratello" o "Amici di Maria de Filippi". Tra il pubblico di "Amici" ci sono infatti una serie di fans del programma che però a loro volta si dividono in fans di questo o quel ragazzo. La puntata del sabato è tutto un susseguirsi di battibecchi: il fan di Giulia che litiga con quello di Anbeta e quello di Anbeta che litiga con quello di Lidia, insomma un gruppone di fans della stessa trasmissione suddiviso in tanti gruppetti di fans che si scannano ogni sabato davanti alle telecamere sollevando inutili polemiche!

Ed ecco che si scatena la lotta tra fans!


 Vintage victims: i fans dei vestiti della nonna


Si può essere fan di un paio di scarpe vecchie o di un vestito usato? Certo, basta saperci trovare del fascino e basta anche avere un po’ di eurini da buttare via.

Venerdi scorso sono andata alla mostra Vintage che si tiene ogni anno in questo periodo al Castello di Belgioioso.

E’ stato il terzo anno consecutivo per me, ma ogni volta sembra un po’ diversa dalle altre.

Questa volta per esempio sono andata da sola: l’esperienza degli anni passati mi ha insegnato che è meglio non portarsi dietro amici o fidanzati-zavorra per nulla interessati all’abbigliamento vintage.

Girellando tra i vari espositori ho ritrovato oggetti costosissimi che c’erano anche gli anni passati e che non compra nessuno, forse perché un po’ eccentrici o più probabilmente perché un po’ troppo cari, ma c’erano anche un sacco di cose nuove che ho scoperto piano piano, frugando tra scaffali e stendini, dopo circa 5 giri del castello!

Ho cercato di trattenermi per non giocarmi lo stipendio, concentrando le mie forze su un unico obiettivo: cercare adidas d’epoca!

Ebbene si, io sono una vintage victim specializzata in adidas anni 70’-80’, datemi una scarpa dell’adidas che ha almeno 20 anni e mi renderete felice.

Ma facciamo un passo indietro. Il mio fanatismo per le adidas da collezione è iniziato qualche anno fa quando, per puro caso, ho trovato e acquistato un paio di adidas rom, in uno di quei grossi centri commerciali che vendono un po’ di tutto, per la ridicola cifra di 59.000 lire (chi mi ha venduto quel paio di scarpe forse non sapeva che avrebbe potuto piazzarle in qualche mercatino vintage per almeno il triplo del prezzo!!!!).

Da quel giorno è iniziato il delirio, prontamente alimentato da un mio amico con cui condivido la stessa passione. Dopo anni di ricerche su internet e nei vari negozi di usato della mia città, finalmente sono stata premiata: al Castello di Belgioioso ho trovato le adidas vienna!

La mia collezione cresce piano piano, per ora sono a quota 3: le adidas rom, le special (con tanto di scatola di cartone vecchio stile), e le vienna. Nessuno mi garantisce che siano originali ma ne sono comunque innamorata, credo proprio di potermi definire una fan delle adidas vintage!

Al mercatino di Belgioioso comunque c’erano un sacco di altre cose interessanti, spesso buffe, come i costumi da bagno per signora… quelli coprentissimi tutti tempestati di fiori!

E poi c’erano loro, i fans del vintage, curiosi personaggi coloratissimi che acquistano le cose più strambe e gruppi di simpatiche vecchine che ritrovano i vestiti e gli accessori di quando erano giovani: i giovani di oggi che comprano i vestiti delle nonne e le nonne di oggi che comprano i vestiti dei giovani di ieri.

Essere un fan dell’abbligliamento vintage vuol dire per me scegliere di vestirsi in modo a volte stravagante ma sicuramente personale e coloratissimo, un modo come un altro per divertirsi con le sfumature, i tagli, gli stili, senza sentirsi stressati da quello che la moda ci impone. Certo, anche quella del vintage è una moda, che però non ti costringe a metterti questo o quel capo per poi vederlo passare di moda l’anno dopo.

Essere un fan dell’abbligliamento vintage vuol dire sentirsi libero di giocare con i vestiti: è una divertente sfida a trovare il capo più adatto al proprio fisico, ai propri gusti e al proprio portafoglio, senza che nessuno ci dica che colore dobbiamo indossare quest’anno o quanto deve essere lunga la gonna l’anno prossimo. I fan del vintage sono liberi di mettersi ciò che vogliono!!!

Tornerò anche il prossimo anno a Belgioioso perché è stato bello immaginare la vita di tanti anni fa attraverso i vestiti, immaginare strane signore al mare con vistose cuffie in testa, ragazzi della mia età con pantaloni a zampissima e camicine strette strette con i colloni o vedere vecchie foto di 50 o 60 anni fa…

E’ stato invece un po’ meno bello constatare che nella moda di oggi non c’è nulla di nuovo, la novità sta nel mischiare stili e mode del passato…andate a frugare negli armadi della nonna e della zia troverete il vostro mercatino vintage!

p.s. non era mia intenzione fare pubblicità alla adidas, vi assicuro che non vengo pagata in "adidas rom" per dire certe cose…purtroppo!!!


concerto beatles los angeles Le mille e più ferite dei fans

"Dappertutto ci sono cordoni di poliziotti travolti, ospedali da campo preparati per i fan feriti nella mischia, aerei particolari, elicotteri privati, treni speciali, una sarabanda, ritmata dalle urla selvagge di maniaci tifosi dei quattro".

A Milano erano schierati più di mille poliziotti, a Roma al Teatro Adriano c'erano più di 600 agenti mobilitati, decine di camionette pronte ad intervenire. Era dall'epoca dell'attentato a Togliatti e delle manifestazioni che ne seguirono che non si vedeva nulla di simile".

Questa è una delle testimonianze che ho trovato in internet sul primo tour dei Beatles in Italia.

Era il 1965, un sacco sacchissimo di tempo fa, ma le cose non sono cambiate molto: dove c’è un concerto ci sono i poliziotti, dove c’è un concerto ci sono le ambulanze.

Un quadretto un po’ triste… però spesso è necessario prevenire, il quadro diventa ancora più triste quando tutta questa prevenzione non basta. Negli ultimi anni ci sono stati infatti alcuni orribili episodi di scontri tra forza d’ordine e pubblico come quello di Roskilde: "Decine di feriti e nove ragazzi morti soffocati nella calca e nel fango, tra la pioggia torrenziale di Roskilde e i watt dell’amplificazione dei Pearl Jam. La band di Seattle si è trovata involontariamente protagonista di una delle più gravi tragedie legate ad un’esibizione musicale, accaduta durante il concerto del 30 giugno al festival danese. Durante lo show i disordini sotto il palco si sono aggravati fino a portare al decesso di nove giovani spettatori" (da un articolo apparso in quei giorni su internet).

Non era certo mio intento buttarla sul drammatico, anzi cambio subito argomento perché certi fatti di cronaca non hanno niente a che vedere con l’amore per la musica.

Le ferite comunque fanno parte della vita di un fan, ma a me piace parlare di altri tipi di ferite, cioè quelle che hanno… qualcosa di comico.

Niente polizia e niente scontri! Evviva le ferite che ci procuriamo da soli, evviva i raffreddori presi per stare tutta la notte sotto la pioggia ad aspettare il nostro idolo, evviva il fiatone e le palpitazioni che ci vengono quando corriamo per prendere i posti in prima fila…

Quando ti trovi per esempio nel prato di uno stadio e mancano 10 ore all’inizio del concerto può capitare, anzi capita sempre, che qualcuno si alzi di colpo in piedi. A quel punto si innesca uno strano meccanismo: a catena tutti si alzano e si buttano verso le transenne e tu, che eri tranquillamente seduto a mangiare un panino baciato dal sole, vieni travolto da centinaia di persone. Ora dovrai stare in piedi per le prossime 10 ore che ti separano dall’inizio del concerto, schiacciato da centinaia di persone nervose e sudaticce… e pensare che qualche secondo prima eri tranquillamente seduto a mangiare un panino baciato dal sole…

In certe condizioni è facile slogarsi una caviglia, procurarsi strappi muscolari o perdere conoscenza a causa di qualche ascella fetida ecc…

E poi è quasi d’obbligo un piccolo calo di pressione…E’ capitato anche a me di svenire, al concerto di Michael Jackson a Monza un po’ di anni fa. Svenire ad un concerto è una cosa da provare. Il mio naturalmente è stato uno svenimento lieve: non riuscivo più a starmene lì in balia di tutti quei puzzoni e poi Michael era ancora lontano… All’improvviso ho sentito che stavo per perdere le forze, ho lanciato un sos a mia sorella che era lì vicino a me e che ha subito chiamato l’omone della sicurezza. E’ andato tutto come si vede nei video musicali: la gente intorno a me mi ha sollevato per farmi arrivare fino all’omone della sicurezza che mi ha poi preso in braccio e mi ha portato ai bordi del palco. Io mi sono ripresa subito, avevo solo bisogno di uscire da quella calca per un po’ e dopo poco sono tornata di corsa in mezzo al prato per aspettare Michael…!!!!

 


claudio bisioMilano, Viale Monza, Zelig… le so tutte!

Essere fan spesso vuol dire cambiare modo di vestire, di ballare, di cantare ma anche di parlare, come succede ai fans di Zelig.
La situazione di solito è più o meno questa: tu ancora non te ne sei accorto, ma da qualche settimana il tuo linguaggio e il tuo gesticolare hanno subito una sostanziale trasformazione.

Il tuo capoufficio ti chiede se durante la sua assenza siano arrivate telefonate importanti e tu gli rispondi con naturalezza: "L'avvocato, sua moglie e il commercialista, le so tutte!".
Oppure ti trovi in un locale per ordinare un semplice caffè e quando il barista ti chiede che cosa desideri tu lo guardi e gli urli in faccia: "Voglio tornà bambino!!!".
Ecco, questi sono i primi sintomi, tu ancora non lo sai, ma i tuoi colleghi, la tua famiglia e gli amici hanno ben chiara la situazione: presto ti verrà diagnosticata una Zelig - dipendenza - cronica - irreversibile.

Martedi scorso ho incontrato parecchi di questi individui, anzi a dir la verità ne vedo molti tutti i giorni, ma martedi erano tutti radunati sotto lo stesso tetto: il tetto dello Zelig, lo storico locale Milanese.
Dopo aver passato 45 minuti al telefono la mia amica Margaux (grazieeeee!!!!) è riuscita a prenotare i biglietti per assistere alla registrazione del programma televisivo dell'anno.

Eravamo tutti là: i fan di Zelig!
Com'è essere un fan di un gruppo di comici? Salutare!!! (Non "salutare" nel senso del gioca-jouer, "Salutare… ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta…")
E' salutare perché può trasformare tutti in comici, anche quelli di noi che non sono dei cabarettisti nati. Quando sei un fan di comici così coinvolgenti impari subito un paio di battute e ti sembra di avere il mondo ai tuoi piedi: in ufficio diventi l'attrazione principale, riesci a far ridere anche quella bella gnocca della scrivania di fronte alla tua che di solito non ti caga e a stento ricorda il tuo nome, i tuoi figli credono che tu sia l'uomo più meraviglioso del mondo perché puoi imitare i balletti di Bisio e tua moglie, quasi quasi, ti sembra la Hunziker.

Una visione del mondo senz'altro salutare! I comici di Zelig ti fanno sentire come se anche tu potessi fare il comico e impossessarti delle loro battute per sdrammatizzare le menate della vita con i tormentoni di Sconsi, James Tont, Pali e Dispari ecc…E' come se ti dicessero: "Queste sono le battute, prendile e fanne ciò che vuoi, c'è un comico dentro te!"

E' stata davvero una bella serata, le dimensioni ridotte dello Zelig aiutano a creare un'atmosfera piacevole, molto intima.
Io ero lì in qualità di fan del programma, ma soprattutto ero lì per Bisio. Meraviglioso, bellissimo, affascinate, sublime, incantevole. Non sono impazzita solo per Bisio ma anche per Nicola Savino: quando l'ho visto ho perso totalmente la testa! Chi ascolta e ama come me "Deejay chiama Italia", il programma che Linus conduce con Nicola su Radio Deejay mi capirà. Mitticcooo!!!!

foto michelle hunziker Anche la Hunziker ( qui le foto ) è grandiosa, ha tutta l'aria di una che si diverte parecchio, è bellissima e solare, insomma, una simpatica umorista anche lei!

Io, a causa dell'eccessivo entusiasmo che ho messo nel battere le mani e anche a causa dell'eccessivo numero di anelli che porto, mi sono procurata un livido (giuro, proprio un piccolo livido blu) sul palmo della mano sinistra, ma un fan deve essere pronto a sopportare questo ed altro! Anzi, vi dirò, il piccolo livido mi ha fatto venire in mente un'idea: venerdì prossimo per questa mia rubrichetta "Vita da fan" vi parlerò dei dolori dei fan, dei dolori fisici… avete mai provato a stare ad un concerto in prima fila con la transenna che vi trapassa il torace da parte a parte?


"Sono con la band".

Chi non ha desiderato almeno una volta di poter dire questa frase?

Sarebbe davvero meraviglioso, una di quelle cose per cui vale veramente la pena di tirarsela. Tu arrivi nell'hotel dove alloggia il tuo mito o nel palazzetto dove suona il migliore gruppo al mondo e invece di fare la fila come tutti gli altri sfigati entri dal backstage, guardi dal basso l'enorme omone della sicurezza e gli dici
"Sono con la band".
A Pamela Des Barres evidentemente questo è successo perché ha scritto un libro che s'intitola proprio: di "I'm with the band - confessions of a Groupie".
Pamela era una Groupie con il marchio di garanzia stampato in faccia.

Su Internet si trovano moltissime informazioni su di lei, che ha vissuto accanto alle più grandi rock star e che grazie alla vita on the road ha collezionato tanti ricordi come quello che le ha lasciato Jimmy Page:
" Jimmy era sempre sprezzante, ma non troppo, e proprio l'insieme della sua personalità gentile e angelica, unita alla sua continua smania per cose al limite, che minacciava di rompere la dolcezza di ogni momento, era davvero troppo eccitante".

Bebe Buell è stata un'altra storica Groupie che vanta una lista infinita di rock star finite ai suoi piedi: Todd Rundgren, Rod Stewart, Elvis Costello, Mick Jagger, Jack Nicholson, Jimmy Page, David Bowie, Iggy Pop e Steven Tyler che da lei ha avuto una figlia, Liv.

Ma chi erano mai queste Groupies? Fan oltre tutto, sopra tutto, prima di tutto: fan all'ennesima potenza, fan un po' speciali che accompagnavano in tour le grandi rock star donando loro tutto di sé, anima e corpo, in alcuni casi più corpo che anima!
Ma le Groupies esistono ancora? No, io direi che le Groupies sono finite con gli anni 70', ce la mettono tutta le ragazzette di oggi ma il confronto non regge, sono passati da un bel po' gli anni del rock & roll o del glam!
Se non l'avete già fatto, noleggiate "Quasi famosi" film di qualche anno fa che narra la storia di un giovanissimo giornalista musicale e di una Groupie.
Penny Lane, così si faceva chiamare la protagonista del film, era una Groupie vera che però si innamora di uno dei ragazzi della band, una di quelle insomma che donava corpo ma anche moltissima anima.
Forse le Groupies non erano tutte ispirate dal sentimento come lei, molte di loro erano soprattutto affascinate dal successo, dai soldi, dalla bella vita e da qualche, ahimè, droguccia di troppo!

Gli anni del rock e delle Groupies comunque erano meravigliosi. Io sono nata nel 75', non so niente degli anni 70', quindi ho il diritto di dire cavolate…sono giustificata perché non c'ero, perciò assolutamente autorizzata a vederli come degli anni magici e a pensare che sarebbe stato bello essere per un po' una "Groupie anni 70'" come Penny Lane, una Groupie innamorata.


Per finire ecco una frase tratta da "Quasi famosi".

Situazione: siamo alla fine del film, un'amica di Penny Lane commenta l'arrivo nel backstage di alcune ragazzette sprovvedute e sfacciate che non hanno nulla a che vedere con le Groupies vere che invece stanno per scomparire.
Periodo storico: la fine degli anni 70'.

"Quelle non sanno nemmeno che vuol dire essere una fan: amare così profondamente una stupida canzoncina, una musica o tutto un gruppo con così tanto amore… che ti fa stare male".






vita_fantesta.jpg (4450 byte) "Simon si è sposato! Era meglio se moriva!".
Il Simon in questione è Simon Le Bon, siamo negli anni 80', due ragazzine, protagoniste del film "Sposerò Simon Le Bon", si disperano nel salotto di casa perché alla tv hanno detto che Simon Le Bon si è maritato!!!
Quale film meglio di questo ci può dare un quadro preciso della vita di un fan? Nessuno, credetemi.
Quanto è dura la vita di un fan! Poi, particolare da non trascurare, essere un fan nel pieno dell'adolescenza, come le protagoniste del film, è ancora più duro.

Quando sei piccolo essere un fan è una pacchia!
"…ho una sorella di 3 anni che si chiama Sara, ma tutti la chiamano Pikachu!". Questo è uno dei tanti messaggi arrivati al Maialino nel folle periodo Pokemon. Per fan piccoli come questa spesso le cose, possibilità economiche permettendo, si mettono bene.
Basta frignare un po' ed ecco arrivare pacchi e pacchi di figurine Pokemon, basta aspettare il compleanno e Natale ed ecco spuntare peluche di Pikachu, giochi di Pikachu ecc…

E anche quando si entra nell'età adulta essere un fan è abbastanza semplice. Il tuo idolo è in tour? Niente di più semplice! Ti puoi recare dal tuo negoziante di fiducia (che ormai non esiste più, ma fa niente continuiamo a chiamarlo "negoziante di fiducia") e acquistare il biglietto. E… attenzione, non sei costretto a scappare di casa per andare al concerto e non devi chiedere il permesso ai tuoi genitori (in alcuni casi disperati devi chiederlo alla fidanzata o al fidanzato, ma questa è un'altra storia).

Clizia  "Sposerò Simon Le Bon" Per chi ha più di 10 anni ma meno di 20 spesso la faccenda è molto più complicata, Clizia e Rossana, le due ragazzette di "Sposerò Simon Le Bon" lo sanno bene!!!
Scappano per andare a Sanremo a vedere i Duran, devono autofinanziarsi, sacrificando la paghetta, l'acquisto di riviste, foto, dischi e cassette dei Duran e prendono brutti voti a scuola perché hanno passato tutto il sabato pomeriggio a setacciare la città in cerca di foto, poster e riviste dei Duran.

I Duran del nuovo millennio da noi si chiamavano Lunapop e lo "Sposerò Simon Le Bon" del nuovo millennio è diventato "Mia figlia vuole sposare uno dei Lunapop, non importa quale" libro meraviglioso di Roberto Freak Antoni.

Quando sei un fan inoltre rischi di mettere in serio pericolo la tua salute psico-fisica: scompenso cardiaco, secchezza delle fauci, inappetenza, ipertensione, glicemia post-prandiale ecc… sono all'ordine del giorno.
Perdi totalmente la testa.

L'obiettività poi non è certo la dote principale di un fan.
"L'ho visto, l'ho visto, l'ho visto!!!!" Dice così una ragazzetta in preda al panico, il volto completamente devastato dalle lacrime, in un vecchio VHS che narra gli anni d'oro di Michael Jackson, quelli di "Thriller", per intenderci. Niente di meno obiettivo!!!!
Ma scusa…l'hai visto, va bene, ma c'è bisogno di fare tutte quelle scene? Cerca di analizzare bene la situazione, cerca di essere obiettiva… L'HAI VISTO, capisci??? VISTO, VISTO e basta. L'impresa è impossibile. E' impossibile far capire ad un fan il vero significato della parola "vedere". "Vedere" per un fan è il massimo, è come, per una persona normale, "andare a cena", "conoscere", "parlare". "Vedere" è tutto, basta "vedere" il proprio idolo per non capire più niente, non riuscire a fare niente e a dire niente se non grazie ad un linguaggio incomprensibile fatto di urla e pianti infiniti.

Questi sono i fans, una vita grama passata davanti alla tv in attesa di un'apparizione del proprio idolo con due dita della mano strategicamente posizionate su play-rec per far partire al volo il videoregistratore, una vita passata davanti agli alberghi aspettando ore per vedere il proprio idolo solo per un secondo, per riuscire poi a vedere solo una ciocca di capelli, una mano o un piede … "Ahhhh!!! Ho visto il suo piedeeee!!!!", una vita passata a piangere perché mamma e papà non ti mandano al concerto… chissà che pensano quei genitori… cosa ci sarà mai di così pericoloso ai concerti??? Boh, l'unica cosa che posso augurare è di aver dei genitori fans o che almeno lo sono stati, solo loro possono capire!!! Come i miei per esempio.

Questo è solo un assaggio di quello che vi racconterò sulla "Vita da fan", oltre ai fans ci sono per esempio le groupies che sono fans anche loro ma appartenenti ad una categoria ben precisa, e poi non parlerò solo di musica, si può essere fan di tante cose…


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